7 Ottobre, 2011
La fibula prenestina
La fibula prenestina
la ricerca restituisce l’autenticità al discusso reperto e dignità ai suoi scopritori
Nel 1887 l’archeologo W.Helbig presenta agli studiosi la fibula prenestina, una spilla d’oro di artigianato etrusco che- assicura l’archeologo- fa parte del corredo funebre della tomba Bernardini,
venuta alla luce grazie agli scavi effettuati a Palestrina nella necropoli della Colombella.
La fibula di elevata raffinatezza, datata VII sec. a. C. mostra secondo l’archeologo un’iscrizione in latino arcaico su cui, scorsa da destra a sinistra, si legge “Manio med fhe fhaked Numasioi” che in
latino classico è”Manius me fecit Numenio”cioè “Manlio mi ha fatto per Numenio”.
La spilla da quel momento diventa per il mondo scientifico una vera e propria pietra miliare in quanto risulta essere il primo documento di quel linguaggio arcaico da cui si svilupperà il latino classico.
Nel 1980 la studiosa Guarducci dell’Università di Urbino dimostra attraverso una Memoria lincea che la fibula prenestina, esposta al Museo Pigorini, è un falso confezionato dallo stesso Helbig con
la complicità di un suo amico antiquario Francesco Martinetti nel 1886.
La Guarducci è giunta a questa conclusione sulla scorta di ricerche scientifiche e di un vera e propria inchiesta sul mondo antiquario di fine ottocento.
Helbig è un famoso etruscologo ed epigrafista, per i Musei di Roma ha prodotto un catalogo colossale, è stato una figura eminente dell’Istituto Germanico della capitale da cui si è dimesso nel
1887 perché non ne è stato nominato direttore. E’ rimasto tuttavia un raffinato studioso, intessendo fitte e disinvolte relazioni con il mondo antiquario di quegli anni.
Secondo la Guarducci dunque le indiscusse capacità di Helbig di confezionare, sulla base delle teorie della linguistica storica dell’epoca, un’iscrizione latino arcaica, le conoscenze e le relazioni
più o meno cristalline dell’antiquario Martinetti, di cui è amico, con i collezionisti del tempo hanno prodotto il falso storico della fibula.
La delusione è forte per gli studiosi del settore, tuttavia le ricerche continuano: si riprendono le analisi scientifiche sul reperto e sulla struttura fisica della spilla tanto da poter far affermare al restauratore della Sapienza, Formigli l’autenticità della fibula con qualche dubbio ancora sull’iscrizione.
Grazie alle ricerche della prof.ssa Annalisa Franchi De Bellis dell’Università di Urbino e a quelle tecnico scientifiche della chimica Daniela Ferro dell’Università La Sapienza si è fatta finalmente chiarezza e si è ristabilita la verità sulla Fibula prenestina.
La prof.ssa Franchi De Bellis nel 2009 lavora sui risultati della ricerca della Guarducci sul mondo antiquario, alcuni argomenti le appaiono a dir poco discutibili. Non si spiega, ad esempio, perché Martinetti abbia regalato la fibula allo Stato italiano anziché vendergliela, come ci si aspetterebbe da un’operazione progettata da falsari per ovvi fini di lucro.
Soprattutto le confutazioni si basano su nuove analisi e nuovi riscontri filologici e scientifici.
La recente scoperta di epigrafi falische (i Falisci hanno origini comuni ed una lingua analoga ai vicini latini), che non potevano essere conosciute dalla Guarducci ed ancor meno da Helbig, avvalorano l’autenticità dell’espressione “fhe fhaked”(fece) presente nell’iscrizione, considerata invece arbitraria e quindi falsa dalla precedente studiosa.
Gli approfondimenti condotti recentemente dalla chimica Daniela Ferro riguardano la struttura della fibula composta da 12 pezzi anche piccolissimi e per ciascuno di questi l’artigiano etrusco che l’ha realizzata ha utilizzato una lega in oro, rame e argento con diverse percentuali a seconda della funzione, di volta in volta più o meno elastica, più o meno resistente, maggiormente precisa come per la cerniera.
Inoltre la cristallizzazione cui va soggetto l’oro nel corso del tempo è risultata uniforme su tutto il monile, anche sulla riparazione di una piccola frattura a metà della staffa cui è stata sottoposta anche sull’iscrizione, che nasce quindi con il gioiello.
La fibula è autentica, non ci sono più dubbi ma si aprono altri interrogativi, fonte di ulteriori studi ed approfondimenti: chi è Manios, l’artigiano o il committente del lavoro, l’oggetto proviene da Praeneste, fa parte di un corredo funebre o veniva utilizzato nella vita quotidiana?
A me piace pensare che un certo Numerio in un anno imprecisato del VII sec. a. C, appartenente alla classe mercantile di una Praeneste ormai consapevole del suo ruolo per la felice posizione geografica a crocevia tra il nord ed il sud del Lazio in un percorso che allora era il mondo, al mattino nell’indossare le sue vesti, le ornasse con l’elegante fibula appena cesellata da un esperto artigiano orafo etrusco che ha da poco tempo aperto il suo laboratorio in città.
S.F










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