29 Marzo, 2011

Aspetti naturalistici dei Monti Prenestini

Il nome Monti Prenestini, dal nome della città di Praeneste, divenne di uso corrente solo dagli inizi dell’Ottocento e disegnava la regione quale è oggi comunemente intesa.
La regione Prenestina è quasi totalmente delimitata da corsi d’acqua e da fossi che la dividono dagli altri gruppi montuosi. Ebbe origine durante il Miocene ( tra 24 e 5 milioni di anni fa ), quando il nucleo calcareo subì notevoli spostamenti, che lo sradicarono dall’odierno litorale di Anzio e lo dislocarono per una quarantina di km verso Nord-NordEst, nell’attuale posizione; numerosi i resti fossili inglobati nelle rocce come documentato nel museo di Rocca di Cave.
Il territorio tra Castel S. Pietro Romano e Capranica è in particolare caratterizzato da numerose faglie, tanto da far supporre che sia sede di un continuo bradisisma interno. Si narra che verso la fine dell’Ottocento da Castel S. Pietro era visibile soltanto la cupola della Chiesa della Maddalena di Capranica Prenestina; a poco a poco Capranica apparve completamente, finchè divennero visibili perfino le pendici del colle su cui è fondato il villaggio. Tale aumento di visibilità sarebbe avvenuto per l’abbassamento dell’interposto Colle Cervino, forse concomitante a un innalzamento di Castel S. Pietro oppure di Capranica.
Assai diffuso nell’area montana della regione il fenomeno del carsismo superficiale, con doline, pozzi carsici ( di cui quello della Ventrosa è conosciuto fin dal XVII secolo ) e grotte.
Da un punto di vista idrografico queste montagne fanno  confluire  le loro acque nel bacino del Sacco dai versanti  E e S; in  quello  dell'Aniene da quelli O e N.
La  diffusa  circolazione carsica rifornisce una fitta rete idrogeologica, con numerose sorgenti, più ricche  e  consistenti nei versanti occidentale e  settentrionale.
Tratto dalla pubblicazione: Aspetti naturalistici dei Monti Prenestini a cura di Francesco Maria Angelici.
Editore: Associazione naturalistica orchidea
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Le vie dell'acqua, Formale e Fiolo.

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